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· Abbiamo qualcosa da raccontarvi: "Racconto di una breve ma intensa visita a Cascina Adelaide – Barolo" ·
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Racconto di una breve ma intensa visita a Cascina Adelaide – Barolo

Cominciamo dalla fine: i vini assaggiati.

Qual è il ricordo più vivido di Cascina Adelaide? La freschezza e la pulizia dei vini assaggiati. Questi tratti distintivi non rappresentano unicamente il comune denominatore dei vini bevuti ma anche dell’aria che si respira nell’azienda e dei modi schietti e cordiali di Simone Ortale, l’amministratore della cantina.
Il nostro primo approccio con il vino di Cascina Adelaide è insolito: iniziamo gli assaggi con due Barolo annata 2016 ancora in vasca che hanno già completato la malolattica. Il primo è un’unione di 2 cru, note olfattive totalmente inespresse, un colore ancora violaceo, tannino scalpitante eppure mai pesante o banale. Il secondo Barolo proviene da un singolo cru, si nota un’estrazione diversa, una “presunta e inespressa” verticalità superiore al primo, un tannino un po’ più aggressivo ma mai fastidioso. Neanche il tempo di spostarci nell’ambiente dedicato all’affinamento dei vini ed eccoci di nuovo con il calice pieno. Questa volta assaggiamo dalla botte la Barbera Riserva Amabilin del 2016, in una fase ancora decisamente scomposta eppure già delineata nei suoi tratti essenziali. Resterà parecchi anni in botte prima di essere imbottigliata. Dopo varie considerazioni e domande ci spostiamo nella sala degustazione dove si apre “l’occhio”, una vetrata molto ampia sul CRU Preda proprio davanti all’azienda. È il momento di stappare i vini già imbottigliati.
Il Barolo Cannubi 2012ha un colore snello e tenue; il naso è fine, gioca su profumi gentili più accennati che marcati. In bocca si avverte un tannino aggraziato che avvolge il palato senza mai risultare eccessivo, sostenuto da una freschezza di fondo che rende il sorso scorrevole. Non è un Barolo con una persistenza sconvolgente, fa il suo dovere prima di lasciare la bocca pulita e appagata.
Il Barolo Fossati 2012 è un vino grasso, decisamente più ridondante rispetto alla verticalità garbata del Cannubi.Si presenta con un colore rosso cupo e intenso e profumi concentrati e vividi. Il sorso è pieno, orizzontale, si fa sentire riempiendo il palato. La vena fresca sostiene l’abbondanza di materia, mitigandola.
La Barbera D’Alba Superiore Amabilin 2012 è un vino importante. Viene prodotto solo nelle annate migliori e si capisce perché: la sostanza è tanta, eccome. È un vino tridimensionale che non concede “tregua” al palato. Anche in questo caso la presenza di una vena fresca rende la beva sempre piacevole.

Ricostruiamo la giornata dall’inizio. 

Arriviamo a Barolo, cerchiamo di intravedere la cantina…niente da fare. Ne abbiamo sentito parlare, abbiamo letto della sua architettura particolare – è scavata in una collina –  e l’abbiamo vista in fotografia eppure la cantina proprio non si vede. Seguiamo un pick-up con scritto sulla fiancata “Cascina Adelaide” ed eccoci finalmente a destinazione. La struttura è più piccola di quanto ci aspettassimo, più concreta e funzionale che glamour. L’amministratore Simone Ortale ci accoglie con il sorriso e con il suo modo di fare schietto e senza fronzoli (ritroveremolemedesime caratteristiche anche nei suoi vini, evviva la coerenza!).
Cascina Adelaide è una bella realtà vinicola a Barolo più conosciuta all’estero che in Italia – e non per volontà dei proprietari – fatto che rientra tra le innumerevoli “anomalie” italiane. La cantina, scavata all’interno di una collina, è un piccolo gioiello architettonico. Il piano terra è adibito a sala da degustazione, una scelta davvero azzeccata. Due vetrate regalano una visuale deliziosa: la vetrata d’ingresso si affaccia sulle colline, offrendo una veduta evocativa su un vigneto di proprietà coltivato a Nebbiolo; la seconda propone uno scorcio del piano interrato che ospita le sale dedicate ai processi di vinificazione e affinamento.
Prima di scendere nel cuore pulsante della cantina ci soffermiamo al piano terra a fare due chiacchiere con Simone Ortale, l’amministratore della struttura. Ci spiega che l’azienda possiede attualmente 11 ettari vitati, di cui la maggior parte coltivati a Nebbiolo. I restanti sono di Barbera, Dolcetto e Nascetta, antica e rara bacca bianca tipica del comune di Novello. I vecchi vigneti hanno ancora impianti massali mentre quelli che sono stati reimpiantati recentemente hanno una selezione clonale delle piante.
La cantina.
Scendiamo una ripida scala a chiocciola ed eccoci fisicamente in cantina. L’affinamento del vino avviene in botti grandi, anche se si nota la presenza di alcune barriques – esauste – destinate alla conservazione di quella parte di vino che verrà usato per colmare la quantità di liquido che inevitabilmente va perduto durante le operazioni di cantina.
Simone ci spiega quanto sia importante e impegnativa la pulizia delle botti. Botti tenute male o sporche possono compromettere il lavoro di un anno intero. Il legno, quando non viene trattato con cura, rischia di rovinarsi e quindi alterare le proprietà del vino. Per questo motivo le barriques vengono sempre tenute piene in modo che non possano seccare, mentre le botti grandi vengono regolarmente pulite con trattamenti non invasivi.
Risaliamo al piano terra e ci sediamo al tavolo da degustazione, lasciando vagare lo sguardo oltre la vetrata che incornicia il vigneto illuminato dalla tenue luce di un pomeriggio di febbraio..Mentre degustavamo i Barolo “in divenire” notiamo chiaramente che ogni dettaglio non è solo appagante esteticamente ma anche ergonomicamente. Le uve in arrivo dai vigneti vengono diraspate (vinaccioli compresi) all’esterno della struttura; il mosto, attraverso appositi chiusini, scende per gravità direttamente all’interno delle vasche in acciaio per la fermentazione situate nel piano interrato della struttura. Ciò garantisce alle uve di subire uno stress minore fin dalle prime fasi di lavorazione. La posizione interrata favorisce condizioni “climatiche” ideali per la vinificazione e l’invecchiamento del vino, processi che avvengono in due sale separate. Rimaniamo positivamente colpiti dall’ordine, dall’organizzazione e dalla pulizia degli ambienti.  Rilassati e soddisfatti per gli assaggi lasciamo che il tempo si dilati conversando ancora un po’ con Simone, preziosa fonte di insegnamenti, aneddoti e storie sul mondo del vino piemontese.
Finalmente la fine (purtroppo).
Com’è naturale che sia arriva il momento di salutare e ringraziare il padrone di casa che comunque trova ancora il tempo per regalarci un ultimo aneddoto molto interessante a proposito del cru di Cannubi, così ostentato dai produttori e desiderato dai consumatori. Cannubi è il cru storico del Barolo, il più conosciuto nel mondo, eppure per numerosi addetti ai lavori non è affatto il “migliore” – concetto sul quale si potrebbe aprire un dibattito senza fine – poiché i grandissimi Barolo provengono da altri appezzamenti.
Carichiamo in macchina qualche cartone di vino prima di partire alla volta del centro di Barolo per mangiare qualcosa. Non si vive di solo vino…giusto?!

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