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Nel paese dei mille vini e dei mille formaggi….. LA FRANCIA

Terzo viaggio: Alsazia e Borgogna
di Antonio Lagravinese

Alsazia e Borgogna sono le due regioni protagoniste della serata svoltasi a Vineria Fuoriporta di Crema il giorno 7 Giugno concludendo la prima parte dell’attività annuale di VOG.

Queste due rinomatissime zone vinicole sono estremamente diverse per clima, uve, tecniche e tradizioni enologiche.

L’Alsazia è la regione vinicola più settentrionale di Francia ed ha subito numerose vicissitudini politiche nel corso dei secoli. Divenne tedesca nel 1871 in seguito alla guerra franco-prussiana, per poi tornare alla Francia dopo la Prima Guerra Mondiale, essere nuovamente occupata da Hitler nel 1940 per poi tornare definitivamente francese dopo il 1945. In quanto terra di frontiera, ed ideale prosecuzione geografica della tedesca Valle della Mosella, la viticoltura ha sviluppato una propria identità che la rende differente dal resto della Nazione. Iniziamo da un particolare quasi unico in Francia: l’indicazione del vitigno in etichetta. In Alsazia è prioritaria l’uva dalla quale viene ottenuto il vino, solo in tempi più recenti si è sviluppata l’usanza di indicare e valorizzare i vigneti di maggior pregio: 51 sono quelli che si possono fregiare del titolo di GrandCru. Questa stretta striscia di terra (110km x 4km) presenta marcate differenze climatiche, tuttavia si può fare una grossolana distinzione tra il Basso Reno e l’Alto Reno. Basso e Alto sono riferiti al corso del fiume, quindi l’Alto Reno è la zona più a sud. Se tutta la Regione, a dispetto della latitudine, è tra le più soleggiate di Francia e gode della protezione del massiccio di Vosgi e della funzione termoregolatrice della Foresta Nera, i vigneti del Basso Reno sono meno protetti dalle montagne e forniscono tendenzialmente vini più leggeri. Fatta salva qualche eccezione la maggior parte dei GrandCru si trova infatti nell’Alto Reno. I terreni alle pendici dei monti sono granitici rivestiti da pietra e calcare, mentre in pianura domina la sabbia.

Il grande successo riscosso dai vini alsaziani negli ultimi anni, ha spinto alcuni produttori ad impiantare uva  anche in pianura, ottenendo però prodotti decisamente diluiti e non all’altezza delle aspettative della denominazione.

Per quanto riguarda i vitigni la regione è patria dei vini bianchi, in primo luogo Riesling renano e Gewrtztraminer che qui raggiungono livelli di assoluta eccellenza, ma poi anche Sylvaner, Pinot Blanc, Pinot Gris e Muscat. L’unico vitigno a bacca rossa presente è il Pinot Noir usato per scarsissime vinificazioni in rosso e per la spumantizzazione dei CremantBlanc e Rosè. Come già detto i vini bianchi sono prodotti partendo quasi esclusivamente da un solo vitigno, regolarmente indicato in etichetta, solo quando si ricorre ad un assemblaggio il vino assume il nome di Edelzwicker, tipologia comunque sempre meno in voga.

Due i prodotti in degustazione rappresentativi di questo territorio:

 

CAVE DE RIBEAUVILLE GEWRTZTRAMINER ALTENBERG DE BERGHEIM GRAND CRU 2012

Questo produttore è una cooperativa eletta come la migliore di Francia nel2016, impone ai propri associati un rigido rispetto dei parametri qualitativi delle uve e lavora con rese quantitative inferiori a quelle consentite dai disciplinari.
Un bel vino dal giallo paglierino lucente che si dimostra solo all’inizio del suo percorso evolutivo. Fresco e sapido con in evidenza i profumi primari e leggere note erbacee secondarie che rivelano grande finezza ed eleganza. La percettibile parte zuccherina rende il sorso un po’ ruffiano ma senza risultare stucchevole. La frutta offre un ventaglio che spazia dalla pesca nettarina al litchi ed alla frutta esotica. L’alcolicità è sostenuta ma non invadente, Il naso è pulito ma poco sviluppato, colpa dell’eccessiva giovinezza. La persistenza è buona, dominata da un sentore di camomilla ed una chiusura di scorza d’arancia che svela un inaspettato nerbo acido.

ALBERT BOXLER RIESLING BRAND GRAND CRU 2011
Il naso è splendidamente elegante ed invoglia immediatamente all’assaggio. Grandissimo equilibrio in bocca, eccezionale acidità, speziato, erbaceo, minerale al limite del calcareo non mostra alcun cedimento. Un leggero accenno di idrocarburo lascia presagire enormi potenzialità di sviluppo evolutivo in un bicchiere che tradisce dalle note ancora verdi alla vista la sua giovanissima età. E’ un vino “masticabile”, di una eleganza innata, un leggero pizzicore sulla lingua tenderà a scomparire con il passare degli anni, come pure diventerà meno astringente la percepibile mineralità. La persistenza è lunghissima con una delicatissima nota tostata.

Delfina Piana ci costringe a cambiare registro per approcciare con la dovuta attenzione la regione che forse più delle altre rappresenta il blasone della viticoltura francese: la Borgogna.

La mappatura del territorio è frutto di una analisi maniacale delle caratteristiche specifiche di ogni singolo fazzoletto di terra, i “climat” sono stati censiti nel 1247 dai monaci benedettini e questa capacità di lettura del terreno è ciò che ha fatto grande la viticoltura borgognona ed ha fatto in modo che i suoi vigneti siano stati riconosciuti dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. A livello macrogeografico si può dire che il clima è continentale con influssi atlantici; l’esposizione ai venti freddi del nord è compensata dalle correnti calde del sud che portano però umidità che talvolta può ristagnare eccessivamente. Fortunatamente la giacitura dei vigneti e l’inclinazione delle dolci colline massimizza le ore di illuminazione.

I vitigni rilevanti si riducono essenzialmente a due: Pinot Noir per i vini rossi e Chardonnay per i bianchi; da segnalare comunque la presenza del Gamay nella zona del Beaujolais e dell’Aligotè uva bianca alla quale è dedicata una AOC e che trova il suo habitat ideale nella CòteChalonnaise.

Sicuramente degna di nota la zona della Chablis, patria esclusiva dello Chardonnay, dove il terreno calcareo ed i sedimenti marini, generano uve dalla quali si ricavano vini con una inconfondibile impronta salina e con una longevità che nelle massime espressioni dei GrandCru sfida senza timore i decenni.Questa zona racchiude anche il paese di St-Bris che merita menzione perché nel dualismo totalizzante tra Pinot Nero e Chardonnay è l’unica zona della Borgogna dove viene prodotto vino a base di Sauvignon, la qualità di questo prodotto è talmente elevata che è riuscito, nel 2003, ad ottenere il riconoscimento della AOC Saint-Bris.

Il viaggio attraverso il cuore della Borgogna e le proprie sottozone è affascinante ma articolato: la Còte d’Or si divide concettualmente tra Còte de Beaune e Còte de Nuits, percorrendo le quali incontriamo i nomi dei villaggi e dei vigneti che rappresentano la nobiltà del vino francese come Chambolle-Musigny, Chassagne-Montrachet, Gevrey-Chambertin, Meursault, Puligny-Montrachet, Vosne-Romanée o Vougeot   tutti luoghi che ad ogni appassionato evocano vini per lo più inarrivabili e molte volte introvabili o dal costo inaccessibile.

Il fatto che storicamente il latifondo in Borgogna fosse gestito dal potere ecclesiastico, ha comportato che la campagna napoleonica contro la Chiesa abbia smembrato il territori e polverizzato la proprietà, concedendola ad un numero elevatissimo di produttori; si pensi ad esempio che il vigneto GrandCru di ClosVougeot, a fronte di poco meno di 51 ettari di superficie, conta oltre 80 proprietari. Questo fenomeno ha un riflesso pratico anche sul consumatore finale. Se è infatti vero che i vini sono massimamente caratterizzati dalla qualità del terreno, è di indubbia rilevanza anche la mano del vignaiolo ed è pertanto indispensabile riuscire a selezionare i migliori prodotti tra un numero elevatissimo di piccoli produttori.

Per fortuna a questo hanno pensato per noi Luca Bandirali e Delfina Piana, che ci hanno proposto due vini di assoluto livello.

 

DOMAINE GUFFENS-HEYNEN MACON-PIERRECLOS “LE CHAVIGNE” 2009
La regione del Mâconnais non è certo tra quelle di maggior richiamo mediatico, pur racchiudendo geograficamente la sottozona del Poully-Fuissé molto quotata per i suoi Chardonnay. In realtà tutta la zona è vitata quasi esclusivamente a Chardonnay e vi si possono trovare produttori, come quello in degustazione, che realizzano vini di assoluto livello.

Seguendo una filosofia ecosostenibile, coltivazione manuale senza trattamenti chimici, le uve perfettamente mature di questa annata regalano un vino con una impronta estremamente personale. Alla prima olfazione è impossibile non riconoscere una nota burrosa perfettamente fusa con sentori di albicocca e miele. Ma non lasciatevi influenzare da questi descrittori: il vino rivela all’assaggio ina grande freschezza ed un inaspettato nerbo acido.Sicuramente percepibile la fermentazione ed affinamento in barrique nella leggera tannicità gallica non ancora perfettamente fusa ma tuttavia non coprente neppure i leggeri rimandi floreali di glicine. Grandissima persistenza per un bicchiere già godibilissimo ma  che ha ancora potenzialità per evolvere ulteriormente.

DOMAINE CONFURON-COTETIDOT NUITS-SAINT-GEORGES 1ER CRU LES VIGNES RONDES 2007
La Côtes De Nuits racchiude ben 22 dei 23 GrandCru rossi della Borgogna, è quindi la patria d’elezione del Pinot Nero, che qui raggiunge livelli di finezza e potenza ineguagliati in alcuna altra parte del mondo. La zona di Nuits-Saint-Georges , pur essendo “solo” un Premiere Cru, è nota per la pienezza e solidità dei prodotti.
Il vino in degustazione è prodotto in regime biodinamico, con uve non diraspate e non subisce alcuna filtrazione. All’aspetto è di un rubino brillante e la vivacità del colore lascia presagire una giovinezza che l’assaggio non tradisce. Si viene investiti da un effluvio di frutti rossi: mora, mirtillo ma anche una nota fresca come di fragolina di bosco. Estremamente preciso in bocca, le note retronasali liberano profumi di rosa canina ed una nota balsamica di pino mugo. All’aumentare dell’areazione si apre ulteriormente e diventano percettibili note speziate di chiodi di garofano, il rabarbaro, la liquirizia, poi ancora note fresche di ribes nero. Un sorso di potenza, grandissimo equilibrio, ottima sapidità, buona freschezza ed una persistenza incredibile che promette ottime prospettive evolutive con un leggero accenno di note terziarie di cuoio, caffè e pellame.

La serata prevedeva anche la degustazione di alcuni formaggi delle regioni vinicole analizzate ed il compito di presentarli è stato affidato, come di consueto, alla competenza della dietista Tania Baroni. Eccoli nel dettaglio.

LE DELICE DE BOURGOGNE
Formaggio di latte vaccino, arricchito prima della cagliata con tripla panna, è un formaggio a crosta fiorita a pasta molle non pressata. La materia grassa superiore al 40% rendono la consistenza burrosa, quasi untuosa  e la nota predominante è un dolce sapore lattico

CHAOURCHE
Sempre latte vaccino prodotto nella Borgogna ma senza aggiunta di panna. Formaggio di antichissima tradizione, se ne trova infatti menzione già nel XVI secolo come prodotto tipico della cultura contadina.Crosta fiorita e pasta molle non pressata e quasi burrosa di colore bianco avorio; è comunque più consistente del Delice per la mancata aggiunta della panna. Il finale ben bilanciato rivela una leggera nota acidula.

TOMA DI CAPRA
Formaggio di media stagionatura con pasta pressata semidura cruda di colore giallo pallido e consistenza elastica. Deciso il sapore del latte, buona la sapidità ma con un ottimo equilibrio complessivo ed un finale quasi morbido

SAINTE-MAURE CHEVREFEUILLE
Formaggio di capra a pasta molle non cotta. Al momento della salatura la crosta, coperta da leggere muffe di stagionatura, viene cosparsa di cenere. Compatto ed omogeno, ha un leggero odore caprino, salinità bilanciata ed un delicato retrogusto di nocciola

MUNSTER
Oltre che in Alsazia questo formaggio viene prodotto anche nella vicina regione dei Vosgi, dove nacque, appunto nella valle del Munster, ad opera dei monaci del “monasteriumconfluentes” provenienti dall’Irlanda. Prodotto con latte vaccino, dalla caratteristica crosta il cui colore, dovuto alla sviluppo di particolari batteri,  vira dal giallo al rosso mattone all’avanzare delle stagionatura. La pasta morbida e liscia è caratterizzata da un inconfondibile odore pungente, quasi acre. L’aroma è penetrante, sapore piccante e deciso con un retrogusto di castagna ad ammorbidirne una persistenza straripante.

La serata ha concluso il primo semestre di attività di VOG ; ‘fil rouge’ che collega alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva è proprio collegato all’Alsazia, meta di un Tour il 12 e 13 Settembre per visitare proprio la Cooperativa Ribeauville.

Cosa c’è dunque di meglio che salutarci con un brindisi con un loro CrémantRòsé? Il GIERSBERGER PINOT NOIR ROSE’, di uno splendido color salmone, la delicata effervescenza, le note di piccoli frutti rossi e la grande beva sostenuta dalla eccezionale freschezza, ci è di auspicio per una estate serena votata alla convivialità ed, ovviamente, al buon bere!

Se ti interessa questo articolo, allora dà un occhio qui! Enoteca Fuoriporta

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